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gennaio 7, 2018

Conversazioni Filosofiche. Donatella Di Cesare. Terrore e Modernità

Il terrore incrina l’etica, sfida la politica, muta la forma di vita. L’arma assoluta della propria morte apre un nuovo capitolo nella storia della distruzione umana. Scaturito dalla modernità, il terrore è la forza violenta che si oppone alla globalizzazione.

Terrore e Modernità (Einaudi, 2017) è il secondo libro di una trilogia alla quale Donatella Di Cesare si è dedicata negli ultimi due anni. Trilogia che ha come filo conduttore la critica alla economia politica, alla sovranità, dello Stato Nazione. Gli altri due titoli sono: Tortura (Bollati Boringhieri, 2016) e l’ultimo, in ordine di tempo, Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione (Bollati Boringhieri, 2017).

Terrore e modernità, inizia con un racconto molto vivo dell’episodio del Bataclan (13 novembre 2015), il più cruento sul territorio francese dal secondo conflitto mondiale. Fin dalle prime pagine l’autrice procede alla decostruzione dei paradigmi interpretativi del terrorismo. Il terrorismo non è uno scontro di civiltà, non è una manifestazione della lotta di classe, non è una guerra del sacro contro il profano, della religiosità contro il laicismo. No, il terrorismo è piuttosto una guerra globale intermittente, una guerra civile, sia pure a bassa intensità (i terroristi della jihad hanno quasi tutti il passaporto europeo), una sfida alla sovranità con l’obiettivo di sradicarne le fondamenta.

I terroristi della jihad vengono descritti da Donatella Di Cesare, non già come nichilisti, ma come dei cavalieri postmoderni dell’apocalisse, che seminano vittime utilizzando la propria morte (il suicidio) come arma politica.

Il lavoro di Donatella Di Cesare si sviluppa in quattro tempi. Una esposizione critica delle teorie filosofiche sul terrorismo. Una decostruzione della storia del terrorismo, nella quale si dimostra che il terrore non è necessariamente connesso con la rivoluzione e dove l’analisi della figura del terrorista non assume la prospettiva stato centrica, ma piuttosto quella esistenziale e politica. Una descrizione del progetto politico del terrorismo, ovvero la fondazione di un neo califfato planetario, alternativo alla sovranità degli stati nazione. Infine, una attenta disamina delle ripercussioni della nuova fobocrazia sulla democrazia, ovvero delle misure prese dagli stati nazione per difendersi che finiscono sempre per limitare le libertà individuali.

Sminare il terrorismo, come la stessa Donatella Di Cesare definisce l’intento di Terrore e modernità, significa comprendere che se da un lato il terrorismo è lo spettro moderno della sovranità, dall’altro finisce per far emergere la tentazione, negli stati nazione, di quell’insonnia poliziesca che alimenta la nuova fobocrazia.

Conversazioni filosofiche alla Link Campus University: La filosofa Donatella Di Cesare e il giornalista e saggista Roberto Ciccarelli colloquiano su Terrore e Modernità

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