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novembre 7, 2016

Guida alla notte elettorale americana

Guida alla notte elettorale americana [gli orari indicati sono quelli italiani]

Dalla newsletter di Francesco Costa. Se volete seguire i risultati con Francesco leggete il suo liveblog sul Post e seguitelo su Facebook e Twitter.

Dalle 13 di martedì 8 novembre

In buona parte degli Stati Uniti orientali apriranno i seggi. In alcuni posti invece si voterà fin da mezzanotte, cioè le nostre sei del mattino. Fino a tarda sera il tema di cui si parlerà di più sarà l’affluenza. In un paese grande e diverso come gli Stati Uniti, però, dove le elezioni si giocano stato per stato, non sarà facile capire chi è favorito da l’affluenza. Bisognerà valutare caso per caso. Dovesse esserci grande affluenza e code ai seggi nelle grandi città degli stati in bilico (per esempio Miami, Philadelphia, Cleveland o Las Vegas), sarebbe un buon segno per Clinton. Dovesse esserci grande affluenza nelle aree rurali più popolate dalla classe operaia bianca (soprattutto negli stati del Midwest) sarebbe un buon segno per Trump. In entrambi i casi, però, sarebbe presto per trarre qualsiasi conclusione. Tenete conto infatti che milioni di americani hanno già votato.

Ore 21 di martedì 

I seggi saranno ancora aperti dappertutto, ma inizieranno a uscire i primi exit poll tematici e demografici. Tra chi sta andando a votare, quanti latinoamericani ci sono? Quante donne? Quante persone dicono che il paese deve cambiare corso e quanti dicono di essere soddisfatti di come vanno le cose? Quali temi sono la priorità della maggior parte degli elettori? La lotta al terrorismo o alle diseguaglianze? Qualcosina potremmo cominciare a capire, con grandissima cautela. Sarà soprattutto un modo per ammazzare il tempo. Non fatevi ingannare da chi trarrà qualsiasi tipo di conclusione.

Tra mezzanotte e l’una di mercoledì 9 novembre 

Chiuderanno i seggi prima in Indiana e in Kentucky, poi anche in Georgia, South Carolina, Vermont e Virginia. Bisognerà tenere d’occhio soprattutto i dati di Virginia e Georgia. Clinton è stata in vantaggio nei sondaggi praticamente sempre in Virginia: se dovesse andar male, sarà una prima grossa indicazione del fatto che potrebbe essere una gran serata per Trump. La Georgia, invece, è uno stato tradizionalmente Repubblicano dove quest’anno Trump ha incontrato parecchie difficoltà. Se Trump dovesse andare molto bene, vorrebbe dire che forse non ci saranno grandi emorragie nell’elettorato Repubblicano. Se Trump dovesse vincere di poco, oppure addirittura perdere, sarebbe un’ottima notizia per Clinton. Occhio anche all’affluenza delle minoranze etniche e delle persone istruite soprattutto nella zona di Atlanta: più alta sarà e più Clinton sorriderà, e viceversa.

Mappa dei collegi elettorali delle presidenziali americane
Mappa dei collegi elettorali delle presidenziali americane

Alle 1.30 di mercoledì

Chiudono i seggi in due stati importantissimi. North Carolina e Ohio. Oggi ci si aspetta che Trump vinca di poco in Ohio e che il North Carolina resti incerto a lungo. Se così non dovesse essere, se Clinton o Trump dovessero avere da subito un grande vantaggio, saremmo davanti al primo vero punto di svolta della nottata. Mi raccomando: prendete con le molle gli exit poll, abbiate la pazienza di aspettare i dati reali.

Alle 2 di mercoledì

Chiudono i seggi in molti stati, i più importanti sono Florida, New Hampshire e Pennsylvania. Se Clinton vincesse in Florida, salvo sorprese clamorose avrebbe vinto le elezioni. Se dovesse perdere in Florida, dovrebbe sperare allora di aver tenuto nel Midwest, quindi anche in New Hampshire e Pennsylvania. Se Clinton dovesse andar bene in tutti e tre, sarebbe fatta. Dovesse andar male in tutti e tre, Trump comincerebbe a sperare davvero. Tenete d’occhio l’affluenza soprattutto a Philadelphia, Miami e dintorni. Se sarà alta vorrà dire che i Democratici avranno votato in massa. Di contro per Trump sarebbe più difficile rimontare con gli elettori dei posti più rurali e meno multietnici.

Alle 3 di mercoledì

Chiudono i seggi in altri stati del Midwest, come Michigan, Minnesota e Wisconsin, e poi anche in Colorado e New Mexico. Nel frattempo dovremmo cominciare ad avere dati più solidi da Ohio e North Carolina. Se Trump dovesse vincere in Michigan e Wisconsin, vorrebbe dire che la diga di Clinton è crollata: avrebbe messo almeno un piede dentro la Casa Bianca. Alle 3 chiudono i seggi anche in Arizona e Texas: qualsiasi risultato diverso da una vittoria di Trump metterebbe invece Clinton con entrambi i piedi dentro la Casa Bianca.

Alle 4 di mercoledì

Chiudono i seggi nello Utah. L’ascesa del candidato di protesta Evan McMullin si è fermata ma una sua vittoria, per quanto improbabile, non si può ancora escludere. Sarà importante soprattutto per capire se mi toccherà andare nello Utah, come io e un mio amico ci siamo ripromessi dovesse vincere McMullin. Altra cosa importante da tenere d’occhio è lo Iowa. Ci si aspetta una vittoria di Trump, che è stato sempre in vantaggio nei sondaggi.

Tra le quattro e le cinque avremmo anche dati più solidi dal Midwest e dalla Florida. Salvo situazioni molto equilibrate, è il momento in cui conosceremo probabilmente il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti.

Alle 5 di mercoledì

Chiudono i seggi in tutti gli stati rimanenti – tra cui la California, il più popoloso d’America – eccetto l’Alaska. Se ci sarà a quel punto un vincitore evidente, le televisioni lo annunceranno come tale. Il candidato sconfitto dovrebbe telefonare al vincitore per fargli le congratulazioni. Inizieremmo ad aspettare i loro discorsi e nel frattempo avremmo capito anche come sono andate a finire le cose al Congresso.

Potrebbe volerci più tempo?

Sì. Nel 2000 il risultato in Florida fu così equilibrato che la conta dei voti andò avanti per 36 ore. Ci furono vari ricorsi e la decisione su cosa fare arrivò alla Corte Suprema. Nel 2012 passarono quattro giorni prima che la Florida fosse assegnata ufficialmente a Barack Obama, anche se fu ininfluente.

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