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novembre 6, 2016

Diario della Leopolda7. Terza giornata

Quello che segue è il diario dei tre giorni trascorsi alla Leopolda7. Non vi aspettate quindi un resoconto dettagliato di quanto è accaduto, né la cronaca degli interventi, né commenti di politica spicciola. Ho girato tra la gente, ho seguito un paio di tavoli tematici, ho ascoltato chi si è succeduto sul palco e i commenti dei partecipanti. Insomma ho registrato parole, impressioni, sguardi, con l’intento di capire e raccontare.

Gli interventi dal palco

Arrivo presto, verso le 9.30. La sala del palco è già strapiena di gente. Riesco a trovare un posto libero molto dietro. Si succedono: Andrea De Caro, nuovo presidente dell’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia; Marco Bentivoglio della CISL; Patrizia Asproni, ex presidente Fondazione Torino Musei; Andrea Occhipinti, produttore; Alessandro Preziosi, attore; Matteo Biffoni, sindaco di Prato; Oscar Farinetti, fondatore di EatalyStefano Bonacini, presidente regione Emilia; Edoardo Nesi, scrittore; Lorenzo Mussotto, progetto Bella Ciao di Milano; Massimo Recalcati, psicanalista; Giulio Del Balzo, presidente di FutureDem; Claudia Conte, architetto…

ultima giornata
Stazione Leopolda. La sala del palco strapiena…

 

Diario della leopolda7 ultima giornata
Diario della Leopolda7. Alla ricerca di un posto libero per scrivere il post… ultima giornata

 

Diario della leopolda7 ultima giornata
Diario della Leopolda7. L’intervento di Massimo Recalcati

Commento un solo intervento, quello di Massimo Recalcati. Lo psicanalista ha portato alla Leopolda7 la sua lettura dello scontro tra le ragioni del SI e quelle del NO. Prima del commento un breve appunto su Telemaco.

Massimo Recalcati e Telemaco

Massimo Recalcati è noto per il suo lavoro teorico sull’insegnamento di Jacques Lacan, per le ricerche cliniche sulla Psicopatologia e per le sue riflessioni sulla figura del padre nell’epoca dell’assenza di padre.

Telemaco, il figlio di Ulisse, attende il ritorno del padre; prega affinché sia ristabilita nella sua casa invasa dai Proci la Legge della parola. Per Recalcati la notte dei Proci è metafora del nostro tempo. Nessuno sembra più tornare dal mare per riportare la Legge della parola sull’isola devastata dal godimento mortale dei Proci. Il processo dell’ereditare, della filiazione simbolica, sembra venire meno e senza di esso non si dà possibilità di trasmissione del desiderio da una generazione all’altra e la vita umana appare priva di senso. La figura di Telemaco sembra indicare una direzione: il figlio di Ulisse ha il coraggio di affrontare l’assenza del padre, di vivere l’attesa e subito dopo di partire e iniziare a cercarlo. Telemaco riconosce il desiderio del padre e resta fedele a quel desiderio ponendosi come il giusto erede. In primo piano una domanda: cosa davvero si eredita se un’eredità non è fatta nè di geni nè di beni, se non si eredita un regno?

L’intervento di Recalcati

Il senso dell’eredità di Telemaco, – ha detto Massimo Recalcati intervenendo alla Leopolda7 – ovvero l’attesa e il mettersi in movimento per riconquistare il passato, è la metafora più importante della nostra epoca.

Il NO concepisce l’eredità come profanazione della fedeltà, come conservazione museale, come rifiuto del cambiamento, perché cambiare è angosciante è destabilizzante. Il SI vuole innovare riconoscendo il debito, riconquistando il passato, restando fedele al padre.

Il NO è mera conservazione, è fascinazione masochistica della negazione, è paternalismo (il paternalismo convoca sempre saccenza e impotenza); il NO è odio per la giovinezza. Il SI è il padre che guarda i figli per comprenderli e, pur vedendoli diversi da sé, gli concede fiducia.

I professionisti della rabbia, i populisti, affascinano i giovani, presentano l’avversario come un nemico grigio, come un oscuro burocrate, per impedirgli di diventare il vero erede, di mettersi in gioco e in movimento.

È fondamentale parlare ai giovani. E come? Occorre utilizzare il linguaggio della poesia, altrimenti si perde! Occorre evocare il sogno! Leggete Francesco Scarabicchi, la verità della parola poetica…

Prima di chiudere il discorso un brevissimo appunto su come l’eredità è intesa in senso più filosofico

La questione dell’eredità

Quella dell’eredità è una delle questioni cruciali della nostra epoca. Per affrontarla è indispensabile è la consapevolezza della perdita. Cito un verso di Paul Celan:

il mondo non c’è più, io devo portarti

Chi resta, resta privato dell’altro e del mondo dell’altro, che era anche il suo. Nella comprendere del senso della privazione, nasce la responsabilità di portare l’altro. Ma “portare” non vuol dire “comportare”, includere, comprendere in sé, ma portarsi verso l’infinita inappropriabilità dell’altro.

Diario della leopolda7 ultima giornata
Diario della leopolda7 ultima giornata

La luce tornerà

Alle 12.20 viene annunciato l’intervento di Matteo Renzi. Nel frattempo il temporale riversa una cascata di pioggia su Firenze. Un lampo cade sulla Stazione Leopolda. Buio in sala. Domani Vauro avrà un buon argomento per disegnare la sua vignetta! Le luci di emergenza illuminano le sale strapiene. Poi le luci si riaccendono. Renzi inizia a parlare.

L’intervento sviluppa una rappresentazione dualistica dello scontro in atto tra le ragioni del SI e quelle del NO. La lettura politica si fonda sulla contrapposizione dei due opposti. Da una parte la patria del gattopardo, dall’altra quella dell’innovazione; da una parte l’Era del cambiamento e della creazione del nuovo, dall’altra l’Era dell’odio e della distruzione dell’altro. Per quelli del NO il 4 dicembre è l’ultima occasione per non cambiare nulla e tornare al potere, per chi difende le ragioni del SI il 4 dicembre rappresenta il futuro. Insomma: nuovo contro vecchio; futuro contro passato; chiusura contro apertura; generazione Telemaco contro generazione della casta; cambiamento contro conservazione.

Renzi è ben consapevole che, quando l’identificazione in una delle due visioni contrapposte diventa totale, anzi integrale, l’unica soluzione possibile è il conflitto. Si dirà: c’è un referendum, ovvero una consultazione che pone a chi parteciperà al voto la scelta obbligata tra SI e NO, quindi è inevitabile il conflitto. Vista, però, la personalizzazione dello scontro il conflitto si è esteso, allargato. Non è più un referendum sulle riforme della Costituzione, ma un referendum su Renzi e il suo governo. Avrei preferito non accadesse.

I fischi

La minoranza del Pd vuole la rivincita perché ha perso il congresso, ha poi affermato Renzi. I teorici della ditta (la compagnia dei rancorosi), vogliono riprendersi il potere di tenere tutto immobile, di non cambiare nulla…

A questo punto è partito il coro “fuori! fuori!” rivolto ai leader della minoranza interna al Pd. Non è durato molto e ha coinvolto solo una piccola parte dei presenti… ma era inevitabile. Quando il conflitto diviene totalizzante è inevitabile che emergano le posizioni più radicali e intransigenti.

Non mi sento politicamente vicino alla minoranza del Pd, però i fischi e il coro mi hanno lasciato una brutta impressione…

 

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