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Diario della leopolda7 ultima giornata
novembre 4, 2016

Diario della Leopolda7. Prima giornata

Quello che segue è il diario dei tre giorni trascorsi alla Leopolda7. Non vi aspettate quindi un resoconto dettagliato di quanto è accaduto, né la cronaca degli interventi, né commenti di politica spicciola. Ho girato tra la gente, ho seguito un paio di tavoli tematici, ho ascoltato chi si è succeduto sul palco e i commenti dei partecipanti. Insomma ho registrato parole, impressioni, sguardi, con l’intento di capire e raccontare.

Prima giornata

leopolda7
Sono arrivato a Firenze intorno alle 12. Cielo attraversato da passaggi di nuvole, sole tiepido. Davanti la Stazione Leopolda un gruppetto di ragazzi srotola uno striscione. C’è scritto: “Non si può censurare il NO”. Poi si annuncia una manifestazione per l’indomani a piazza San Marco. I ragazzi saranno al massimo una quindicina. Resto un po’ ad ascoltare quello che hanno da dire. Mi osservano sospettosi. Parlano attraverso slogan. Esprimono giudizi duri nei confronti di Matteo Renzi. Mi allontano.

 

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Cammino lungo l’Arno. C’è poca gente in giro. Si avverte l’inconfondibile odore dell’acqua del fiume. Il cielo nel frattempo si è incupito. Penso agli “angeli del fango” che, esattamente 50 anni fa, hanno portato conforto e aiuto ai cittadini dopo l’alluvione e recuperato i tesori di Firenze. Attraverso Ponte Vecchio. Entro in una trattoria. Si chiama La Casalinga. C’è da aspettare mezz’ora. Quando finalmente mi trovano un tavolo sono le 14. Si mangia bene.

 

firenze_duomo
Dopo il pranzo arrivo fino al Palazzo della Signoria. E’ transennato. Si aspetta l’arrivo del Presidente della Repubblica per ricordare il cinquantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze. Gli “angeli del fango” sono diventati signori settantenni. Alcuni sorridono, altri mantengono lo sguardo perso in chissà quali pensieri. Proseguo verso il Duomo. Ci sono molti turisti. “Aho, ‘sto Brunelleschi ha fatto proprio un capolavoro!”, dice un tipo che fa parte di un gruppetto di romani. Non mi preoccupo troppo, deve essere l’effetto della serie televisiva “I Medici”.

 

Oltrepasso i cancelli della Leopolda. La fila scorre senza rallentamenti. I controlli all'ingresso sembrano inevitabili. Dentro c'è già un po' di gente. Arrivo fino al palco. Noto degli aquiloni colorati appesi insieme a delle colombe di carta. Leggo lo slogan della #leopolda7. Recita: "E adesso il futuro".
Oltrepasso i cancelli della Stazione Leopolda. La fila scorre senza rallentamenti. I controlli all’ingresso sembrano inevitabili. Dentro c’è già un po’ di gente. Arrivo fino al palco. Noto degli aquiloni colorati appesi insieme a delle colombe di carta. Leggo lo slogan della #leopolda7. Recita: “E adesso il futuro”.

 

La telefonata

Squilla il cellulare. Rispondo. E’ un amico di Roma. Inevitabilmente finiamo per parlare della Leopolda. Le conversazione è interessante. La ricostruisco a memoria, ma è pressappoco quanto ci siamo detti:

“Che ci fai alla Leopolda? Sei diventato renziano?”, mi chiede in tono ironico.

“Per me “renziano” è un termine privo di senso, come lo sono “bersaniano”, dalemiano”, “veltroniano”. Sono un uomo libero. E, comunque, alle ultime primarie per eleggere il segretario del Pd ho votato Pippo Civati…”, rispondo.

“L’hai vista la vignetta di Vauro sulla Leopolda?”

“No! Fa ridere?”

“Più che altro è un anatema… C’è il solito personaggio con gli occhi rivolti verso il cielo. Sta parlando con dio. Accanto c’è un cartello con su scritto Leopolda. Il testo dice: Una sola scossetta pure qui. Anche piccola, piccola“. Ride

“Abbastanza di cattivo gusto, direi… Però esprime bene l’odio di Vauro verso Renzi…”

“Sì è di cattivo gusto! Ma Renzi l’odio se lo tira addosso con il suo comportamento…”

“E’ un tantino più complicato… vedi l’odio politico ha radici storiche profonde nella cultura italiana. Mi viene in mente una delle ultime visioni dell’Inferno di Dante: il racconto di Ugolino della Gherardesca…”

“Il cannibale? Insomma quello che si è mangiato i figli…”

“E’ una leggenda! Non ci sono prove storiche… ma i versi di Dante, in particolare quel: hai dura terra perché non ti apristi?, trasfigurano il dolore di un uomo in quello di una comunità più vasta lacerata dalla barbarie politica…”

“Ho capito, ma che c’entra con Renzi?”

“L’odio è la negazione della politica. La politica dell’odio, non è politica… La politica è divenuta una messa in scena dell’odio. Ottiene consenso chi rappresenta meglio in televisione, nei social e nelle “piazze” la rabbia e lo scontento della gente. Pensa alla campagna di Donald Trump, o a quello che scrive Beppe Grillo sul suo blog…”

“Siamo d’accordo, ma insisto: la Leopolda non aiuta a ricostruire il senso del fare politica…”

“Ci sei mai stato alla Leopolda? C’è un mondo con il quale la ditta di Bersani non ha nemmeno tentato di dialogare… anzi, forse non ne sospetta nemmeno l’esistenza”

“No, non ci sono mai stato! Ma non mi interessa… perché quel mondo è diverso, è un’altra cosa rispetto a noi…”

“A noi chi?”

“Alla sinistra…”

“E dov’è il mondo della sinistra?”

“Nelle fabbriche, nelle scuole, nel sindacato…”

“Dovresti chiederlo ai giovani disoccupati, ai tanti che fanno la fila alle mense della Caritas, ai malati abbandonati ad un sistema sanitario incoerente e iniquo…”

“Alla Leopolda non ci sono i disoccupati…”

“Nemmeno dentro al Pd ce ne sono rimasti molti…”

“Dobbiamo ricostruire una comunità politica di sinistra, un partito di sinistra… e la Leopolda non ci serve…”

“La Leopolda è un pezzo di mondo reale. Esiste! Ignorarlo, come fa la minoranza del Pd, significherebbe abbandonarlo al rischio del populismo. Io ho più domande che risposte… temo che la forma partito, quella storica, quella dei grandi partiti di massa del ‘900, sia inadeguata a ricostruire una comunità politica. Però di una cosa sono certo: la ditta di Bersani non è più proponibile…”

La conversazione termina più o meno così. Ci salutiamo…

La Leopolda7 inizia…

I due saloni della Stazione Leopolda si riempiono rapidamente. Matteo Richetti sale sul palco e dice rivolto a Matteo Renzi: "Hai commesso l'errore di darmi il microfono e adesso vedrai che succede...". Il tono è scherzoso, ma si vede che gli piace stare al centro dell'attenzione
I due saloni della Stazione Leopolda si riempiono rapidamente. Il catering apre i battenti. Ci sono gli affettati, la solita acquacotta, i dolci… Matteo Richetti sale sul palco e dice rivolto a Matteo Renzi: “Hai commesso l’errore di darmi il microfono e adesso me lo tengo…”. Il tono è scherzoso, ma si vede che gli piace stare al centro dell’attenzione. Parla a braccio. Più di tanto non riesce a scaldare. L’apertura vera la fa Renzi dopo un po’. Ricorda che il contributo di 10 euro chiesto agli ospiti sarà devoluto ai terremotati. Ricorda gli angeli del fango. Annuncia che per sabato sera Dario Nardella, come guida d’eccezione, accompagnerà 100 visitatori in visita al palazzo della Signoria. Annuncia per poco prima di mezzanotte una spaghettata all’amatriciana…

 

Prima di andarmene passo per la sala stampa a salutare qualche collega. Mi trovo un posto. Apro il Mac e scrivo la prima parte del "diario". Lo pubblico e torno in albergo. A domani...
Prima di andarmene passo per la sala stampa a salutare qualche collega. Mi trovo un posto. Apro il Mac e scrivo la prima parte del “diario”. Lo pubblico e torno in albergo. A domani…

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