cartoline dall'italia
novembre 3, 2016

Il giardino delle delizie

Perché l’Italia non è il giardino delle delizie, ma un campo incolto, abbandonato alle sterpi e alle piante infestanti?

Quali sono i problemi?

Nei consueti talk show della sera se ne snocciolano a grappoli di problemi, ma l’esigenza di restare sull’attualità impedisce di approfondire, di andare oltre il fatto del giorno. Se ci fate caso gli ospiti dei talk show sono dei tuttologi ignoranti, capaci di argomentare del nulla e persino di sgomitare per farlo. Il grande assente resta il pensiero dal respiro lungo, ovvero la capacità di leggere la realtà e di interpretarla.

Torniamo alla domanda. L’Italia ha almeno tre macro aree problematiche: un capitalismo familiare, dinastico, preoccupato di realizzare il maggior utile possibile nell’immediato e poco attento al futuro; una burocrazia mastodontica e tendenzialmente corrotta; un controllo capillare di vaste aree territoriali e sociali da parte di tre organizzazioni criminali con una dimensione internazionale.

Al di sopra di queste tre macro aree c’è una nuvola di infame e colpevole leggerezza che si manifesta in opportunismi, egoismi e scelleratezze varie. È la degenerazione del cogli l’attimo, del chi vuol esser lieto, sia. L’invito a cercare la felicità s’è trasformato nella scelta unilaterale di arraffare quello che è possibile, di porre il davanti all’altro, di preoccuparsi del bene proprio a scapito di quello comune. L’era dell’incertezza, seguita al crollo delle certezze ideologiche, allo svanire della fede, alla perdita della consapevolezza, ha generato mostruosità capaci di ogni male possibile. Una nuvola di coscienze svuotate, un’emissione continua di sostanze tossiche.

E la politica?

La politica, come prodotto sociale e culturale, presenta gli stessi limiti e le medesime malattie della società civile. Il destino individuale prevale sull’idea di una comunità impegnata a cambiare le condizioni e le regole del paese che abitiamo.

Tutto il resto, l’abbandono delle vocazioni naturali, la carenza, addirittura l’assenza, di interventi nei territori a rischio ambientale, la diffusione di comportamenti dannosi e illeciti, l’amministrazione caotica delle metropoli, delle città, dei comuni, la carenza di investimenti nei settori strategici e chi più ne ha, più ne metta, è il frutto marcio della degenerazione culturale e sociale. Il giardino delle delizie s’è trasformato in un campo di erbacce.

Che fare?

Che fare? è la domanda storica del pensiero politico di sinistra. La risposta è semplice: o si ricostruisce (attorno ad un partito) quel senso perduto di comunità protesa al cambiamento, o tutto resterà indeterminato e la decadenza crescerà esponenzialmente, perché nessun singolo individuo può tentare, o sperare, di farcela da solo. Occorre, quindi, una comunità politica capace di condividere il medesimo fine. Ma ancora non basta. Occorre la capacità di cambiare. In altri termini la volontà disgiunta dalla capacità è inutile.

In concreto?

In primo luogo va disarticolato l’impero della burocrazia. Le istituzioni devono essere al servizio del cittadino. Non è pensabile alcun cambiamento finché il cittadino percepisce lo Stato come un entità separata, come un Moloch che lo controlla, lo tartassa, lo umilia. La parola chiave è semplificazione. In secondo luogo vanno recuperati i territori abbandonati alle mafie. La parola chiave è legalità. In terzo luogo occorre pretendere dal capitalismo italiano un salto di qualità: le agevolazioni sul costo del lavoro e sulla flessibilità devono avere una contropartita in termini di investimenti nella ricerca e nell’innovazione. La parola chiave è sviluppo equilibrato.

La disarticolazione dei luoghi dove si annidano gli interessi di parte, dove prospera la corruzione e lo sfruttamento necessita di un programma di riforme coraggiose e radicali. La politica dei compromessi non può disarticolare alcunché. Per questo sono necessarie regole chiare. All’indomani del voto politico deve potersi insediare un Governo capace di avviare il suo programma senza la necessità di alleanze innaturali e compromissorie.

Per un paese come l’Italia sarebbe una rivoluzione epocale.

 

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