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novembre 17, 2015

Elezioni americane. Due dibattiti, nessun vincitore

Elezioni americane. Due dibattiti, nessun vincitore.

Gli attacchi di venerdì 13 a Parigi non potevano restare fuori dalla scaletta del dibattito fra i tre principali candidati democratici, trasmesso poche ore dopo dalla CBS. Hillary Clinton nel sottolineare che l’ISIS non può essere soltanto contenuto, ma deve essere sconfitto, ha segnato una distanza da Barack Obama che, qualche giorno prima, aveva rivendicato alla sua amministrazione il contenimento dell’avanzata dell’ISIS. Bernie Sanders, invece, ha tentato di prendere le distanze dagli altri candidati ribadendo che il riscaldamento globale è una minaccia più grave del terrorismo. Per il senatore del Vermont la nascita dell’ISIS è collegata alla disastrosa decisione di invadere l’Iraq. Anche Martin O’Malley ha criticato le guerre di Bush sostenendo che il gran casino in Libia, in Siria e in Afghanistan è stato causato da quella decisione. La Clinton, che da senatrice aveva votato a favore della guerra in Iraq, sentendosi chiamata in causa, ha spiegato che anche lei, oggi, considera la guerra all’Iraq un errore politico. Ad un certo punto Sanders ha auspicato che l’Arabia Saudita, l’Iran, la Turchia e la Giordania combattano l’ISIS senza più incertezze e reticenze, insieme a una coalizione internazionale.

È interessante annotare che nessuno dei tre ha mai abbinato termini come “terrorismo” o “estremismo” alla parola “islamico”, preferendo usare espressioni come “estremismo violento”, o “jihadismo estremista”. La Clinton è andata oltre e ha voluto precisare che l’America non è in guerra con l’Islam né con tutti i musulmani. “Siamo in guerra con i jihadisti», ha detto.

Sanders e O’Malley hanno criticato l’ex segretario di Stato per i suoi rapporti con Wall Street che, nel corso degli anni, hanno portato finanziamenti importanti all’attività politica della Clinton. In particolare Sanders ha detto:

Non ho mai visto un candidato finanziato da aziende petrolifere, o da Wall Street, o dall’industria bellica, che non dica: non sarò influenzato da queste donazioni! Resterò indipendente! Beh, ma allora perché ricevono tutte queste donazioni? Si aspettano di ricevere qualcosa in cambio, tutti lo sanno. La mia campagna elettorale è differente, noi ci basiamo sulle piccole donazioni.

La Clinton ha reagito ribadendo che centinaia di migliaia di sostenitori della sua campagna hanno donato piccole cifre, quindi ha spiegato che dopo l’11 settembre, poiché rappresentava in senato New York, ha dedicato molto tempo e tantissimi sforzi a far sì che il mondo di Wall Street si risollevasse e contribuisse alla ricostruzione. “È stato un bene per New York. È stato un bene per l’economia ed è stato un modo per combattere i terroristi che ci avevano attaccati”, ha chiosato. Tuttavia il ricorso agli attentati dell’11 settembre per difendersi dall’accusa di essere finanziata dalle grandi banche d’investimento è apparso debole e pretestuoso.

Martedì 10 ottobre Fox Business aveva trasmesso il dibattito tra i candidati GOP. A sfidarsi erano in otto: Donald Trump, Ben Carson, i senatori Marco Rubio, Ted Cruz e Rand Paul, l’ex governatore della Florida Jeb Bush, l’ex ceo di Hp Carly Fiorina e il governatore dell’Ohio, John Kasich.

Il primo tema è stato quello dell’economia. John Kasich, sul contenimento della spesa, è apparso il più moderato. Di fronte ad un eventuale abbassamento della tassazione, che trova concordi tutti i candidati repubblicani, il problema sarebbe quello di gestire la spesa pubblica con entrate fiscali ridotte. Per il governatore dell’Ohio i tagli dovrebbero essere fatti con oculatezza. Più aggressiva la posizione di Jeb Bush e Marco Rubio, che si sono espressi a favore di tagli significativi alla sanità. Donald Trump, che non ha deluso i suoi sostenitori infarcendo le risposte di radicalismo esasperato (gli stipendi dei lavoratori americani sono troppo alti), Ted Cruz e Rand Paul si sono espressi a favore di un taglio pressoché totale della spesa pubblica.

Il secondo argomento “caldo” ha riguardato l’immigrazione. Donald Trump ha ribadito la proposta di deportare fuori dal paese undici milioni di immigrati irregolari e innalzare un muro al confine col Messico. John Kasich ha fatto notare che non solo è una proposta disumana, ma essendo irrealizzabile, è soprattutto una scemenza. Jeb Bush ha detto pressapoco le stesse cose del governatore dell’Ohio. Ted Cruz, invece, ha manifestato apprezzamento per l’idea di Trump. Dopo il dibattito Cruz ha attaccato Rubio accusandolo di voler far approvare una sanatoria per gli immigrati irregolari. Il riferimento è ad una riforma dell’immigrazione, proposta dalla Gang of Eight, la banda degli otto (uno degli otto era Rubio), scritta da quattro senatori repubblicani e quattro democratici, che prevedeva da un lato il rafforzamento militare del confine tra Stati Uniti e Messico, con schieramento di truppe e la costruzione di mille chilometri di recinzioni, e dall’altro la cittadinanza per gli irregolari attraverso un processo lungo e graduale. La legge venne approvata al Senato e bocciata alla Camera, quindi naufragò.

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