popstreet art
ottobre 4, 2015

L’arte di Diavù a Torpignattara

Lo street artist David “Diavù” Vecchiato l’ho visto per la prima volta davanti all’ex cinema Impero, mentre era intento a dipingere Anna Magnani. Sono rimasto guardarlo lavorare per un po’, quindi ho ripreso i miei giri. Quando, qualche tempo dopo, sono ripassato per via dell’Acqua Bullicante, dove un tempo erano state ricavate le vetrine del vecchio cinema, c’erano quattro opere, raffiguranti Mario Monicelli, Anna Magnani, i due fratelli Citti e Pier Paolo Pasolini.

Diavù, insieme agli artisti Lucamaleonte e Nic Alessandrini, ha lavorato ad un progetto collettivo: un’opera a sei mani realizzata in via dell’Acqua Bullicante e dedicato ad un intreccio di storie che hanno in comune il desiderio di libertà, di felicità, di giustizia. Tre storie di donne e uomini arrivati nel quartiere nel corso di un secolo, in cerca di una opportunità altrove negata.

Qualche tempo fa David “Diavù” ha conosciuto Liu, una giovane donna cinese che gli ha raccontato una storia. Il padre di Liu giunse a Roma nel 1979. Aveva dovuto andarsene dalla Cina perché, violando le disposizioni sul controllo delle nascite, aveva avuto una seconda figlia. A questa storia raccolta da “Diavù” se n’è aggiunta un’altra, raccolta da Luca Malonte, quella della famiglia di Rupali, una donna venuta dal Bangladesh nel 1999. In Italia Rupali ha avuto un figlio che frequenta la scuola media Carlo Pisacane di Torpignattara. (scuola divenuta famosa per l’alta concentrazione di figli di immigrati e per le tensioni che questa situazione ha creato nel quartiere). Un altro amico di “Diavù”, Nicola Alessandrini, ha raccolto la terza storia, quella della famiglia Caporello, trasferitasi all’inizio del secolo da Palestrina a Torpignattara. Una storia di successo perché Caporello lavorando sodo ha creato le condizioni per uscire dalla miseria e dare ai propri figli e nipoti un futuro dignitoso. I Caporello a metà degli anni ’30 edificarono su via di Torpignattara il primo edificio con più di 5 piani. Oggi, nella strada brulicante di gente proveniente da ogni parte del mondo, il palazzetto è ancora là a testimoniare che è possibile farcela.

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Opera a sei mani realizzata in via dell’Acqua Bullicante da Diavù, insieme agli artisti Lucamaleonte e Nic Alessandrini (foto di Tamara Patruno)
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Opera a sei mani realizzata in via dell’Acqua Bullicante da Diavù, insieme agli artisti Lucamaleonte e Nic Alessandrini (foto di Tamara Patruno)

Certo le contraddizioni aperte dall’alta densità di etnie concentrate in un quartiere, sorto negli anni ’20, dove coesistono tante (forse troppe) tradizioni diverse, dove accanto alle attività lecite brulicano anche quelle illecite, dove gli odori, le lingue, le fogge dei vestiti, i colori della pelle si intrecciano vorticosamente e, talvolta, confliggono, dovrebbero essere osservate e trattate con maggiore attenzione da parte del Comune, delle autorità preposte alla sicurezza dei quartieri. Torpignattara, nonostante tutto, resta un quartiere pilota, un luogo “antico” proiettato verso un futuro multietnico e multiculturale, un luogo dove si potrebbero sperimentare meglio di quanto non si faccia oggi le potenzialità e i limiti del confronto, della condivisione, della solidarietà.

Anche per questo “Diavù”, attraverso la sua arte tenta continuamente di esplorare la possibilità di andare oltre il conflitto, di trovare nelle storie di donne e uomini provenienti da luoghi distanti del mondo quegli elementi che le rendono simili alle storie di tanti italiani.

nicola verlato
Hostia di Nicola Verlato (foto di Tamara Patruno)

Davide Vecchiato ha ideato e curato, proprio a Torpignattara, il progetto Hostia, meglio noto come la “Cappella Sistina” della street art, dedicato a Pier Paolo Pasolini e realizzato dal suo amico Nicola Verlato, un artista veronese trasferitosi a un decennio a Los Angeles.

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Hostia di Nicola Verlato (foto di Tamara Patruno)

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