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ottobre 29, 2009

Viva l’Italia

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Toni del Tin, Nozze a Burano from The Italian metamorphosis, 1943-1968

Ci sono troppe cose che non vanno, anzi sono così tante che chiamare ancora l’Italia il Bel Paese significa essere andati completamente fuori di testa. L’Italia è un paese triste, attraversato dalla paura, ripiegato su stesso. E nel suo stare ripiegato si scorge il ripiegamento individuale, la rinuncia ad alzare la testa e a guardare gli altri. Si scorge il prevalere dell’interesse soggettivo a scapito del bene comune. Si scorge il frantumarsi dei valori fondanti su cui dovrebbe poggiarsi l’esistenza stessa dello Stato.

Quando l’indifferenza persiste anche di fronte alla morte in diretta, alla sopraffazione di chi non riesce più a difendersi, al tradimento dei giuramenti di fedeltà alla Repubblica allora vuol dire che è davvero scesa l’oscurità. E il bagliore delle televisioni accese che si scorge dalle finestre lasciate aperte è solo il segno di quante coscienze siano sprofondate nel sonno della ragione.

Come è possibile che intere città, addirittura intere regioni dell’Italia siano abbandonate alla criminalità organizzata, occupate militarmente da individui senza scrupoli, che disprezzano la vita (degli altri9 e misurano l’esistenza degli altri in funzione dei loro traffici?

Come è possibile che tanta gente sia abbandonata alla rassegnazione, alla paura, alla sopraffazione?

Come è possibile che presunti “servitori dello Stato” possano commettere impunemente atti di violenza inaudita e gratuita, possano realizzare ricatti ed estorsioni nei confronti di cittadini inermi, rinunciando senza nemmeno una remora al loro ruolo di garanti della sicurezza, dell’ordine, dell’incolumità dei cittadini?

Come è possibile che una giovane donna, violentata da un branco di coetanei, venga lasciata sola, anzi additata da chi dovrebbe esprimerle solidarietà, da chi dovrebbe restarle accanto, come una “poco di buono”, anzi addirittura come la vera responsabile del coinvolgimento dei bravi ragazzi che l’hanno stuprata?

Se non saremo capaci di dare risposte a queste domande, se non inizieremo finalmente ad indignarci e a gridare “basta!”, se continueremo a rimuovere in fretta dalla nostra consapevolezza tutto ciò che non ci riguarda direttamente, allora assisteremo presto alla definitiva resa dello Stato, alla inappellabile sconfitta di quelli che nonostante tutto continuano a resistere.

Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti (…) affrontiamo con coraggio, speranza e virtù le correnti ghiacciate e restiamo fermi al nostro posto quando le tempeste arriveranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli possano dire con orgoglio che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo interrotto il nostro cammino, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti”.

Dal discorso inaugurale del presidente eletto Barack Obama. Washington, DC, 20 gennaio 2009

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